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Fine dei matrimoni, Hai tempo fino al 2031

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Tra 14 anni, secondo il Censis, la fine dei matrimoni. Ma c’è chi spera ancora.

2031: niente più abiti bianchi, niente più bouquet, niente più commoventi passerelle a braccetto con papà. Un film? No: il risultato di un’importante statistica condotta dall’istituto di ricerca Censis a partire dai dati Istat.

Pare infatti che negli ultimi 40 anni i matrimoni si siano dimezzati, e che negli ultimi 20 quelli religiosi siano diminuiti di un quarto: di questo passo, tra 14 anni, le nozze – almeno quelle religiose – saranno solo un vecchio ricordo per nostalgici. Anche il rito civile, che pure doppierà quello religioso entro il 2020, non se la passa bene, con un aumento appena del 3% dal 2004.

fine dei matrimoni

Lo studio: ci si sposa di meno e più tardi

«La nostra stima ha un margine di errore del 2% – spiega il direttore del Censis Massimiliano Valerii – e dimostra che il matrimonio rappresenta sempre meno il centro della vita delle persone, che oggi sono costrette a trovare nuovi modi di pensare al futuro e alle relazioni».

A ciò si aggiunga che non parliamo più di sposi giovanissimi: in media lui ha 36 anni, lei più di 32. «I trentenni non sentono la necessità di una cornice formale attorno al proprio rapporto di coppia. – prosegue Valerii – Non riconoscono l’autorità né della Chiesa né dello Stato, quindi non hanno bisogno che nessuno dei due certifichi la relazione».

Numeri positivi riguardano solo le nozze degli over65, che dal 2004 sono aumentati in media del 67%.

 

Come può finir così?

È dunque questo il freddo scenario del futuro? Alcuni pensano di no.

«Il matrimonio ha cambiato il suo significato e c’è indubbiamente un calo.- commenta Gianpiero Dalla Zuanna, demografo e sociologo dell’Università di Padova – Ma se fosse un ferro vecchio, allora perché tutti i sondaggi tra i giovanissimi vedono ancora il matrimonio tra i desideri più ricorrenti? E perché per anni abbiamo discusso delle unioni civili? Se quella firma che lega due persone davanti al sindaco non contasse più, perché chi non vuole siglarla è sceso in piazza e ha preteso giustamente una legge che glielo consentisse?».

«In realtà, l’impressione è che le persone vogliano ancora sposarsi – osserva Dalla Zuanna – ma che questo passaggio sia legato a una condizione definitiva, alla stabilità nel lavoro, a una casa e alla genitorialità, perché sempre più spesso ci si sposa dopo aver già avuto dei figli».

A riprova di quest’ultimo dato basti pensare che nel 2014 un bambino su quattro è nato fuori dal matrimonio. «L’equiparazione dei diritti tra figli legittimi e figli naturali rende meno “conveniente” sposarsi.

  • spiega Dalla Zuanna – Essere sposati non è più condizione essenziale per essere genitori».

 

Il futuro: relazioni brevi e pochi bambini

Quali sono dunque le prospettive? «L’anno delle zero nozze potrebbe accompagnarsi a un pericoloso anno della quasi zero natalità» commenta Valerii. Nel 2015, infatti, in Italia sono nati 388mila bambini, il dato   più basso dal Risorgimento. «Il tratto comune è la bassa propensione ad assumersi rischi personali.» Parliamo quindi di una generazione di immaturi e irresponsabili? No, come afferma il direttore del Censis:

«Si percepisce un indebolimento del welfare pubblico, le persone non si sentono più protette da uno Stato che fino alla generazione precedente faceva da garante ultimo. Vivono alla giornata».

Non bastano neanche gli incentivi economici. Perché, come osserva Valerii: «non basta un assegno per cambiare il senso del futuro. Bisogna ritrovare una cultura del progetto. E si può fare solo trovando un modello alternativo, una rete che rimpiazzi lo Stato, per esempio nell’economia di condivisione».

«In questo crollo delle nozze ci vedo un pericolo più che altro per lo spezzettamento delle vite affettive» commenta Dalla Zuanna, riferendosi alle relazioni moderne, sempre più corte. «È vero che sono forse più autentiche che in passato perché l’unione infelice ma indissolubile non esiste più. Ma la stabilità si costruisce anche facendo manutenzione ai rapporti, cosa cui siamo meno abituati di un tempo».

 

In cifre

 

  • -52,9% i matrimoni celebrati in 40 anni, dal 1974 al 2014
  • -24% le nozze religiose celebrate in 20 anni, dal 1994 al 2014
  • +3% i riti civili celebrati in 10 anni, dal 2004 al 2014
  • +67% gli sposi over65 dal 2004 al 2014
  • 911 i matrimoni nel 1954, 189.765 quelli nel 2014 (il 43,1% dei quali civili)
  • 1 bambino su 4 nato fuori dal matrimonio nel 2014
  • 388 mila i bambini nati nel 2015
  • 2020 l’anno del sorpasso del rito civile su quello religioso Maria Matteacci
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