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Chi vuole Grexit e cosa succederà?

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Torna l’incubo Grexit, ma chi vuole l’uscita della Grecia dalla UE?

 chi vuole grexit

Grecia, una crisi lunga otto anni

Sono quasi otto anni che Grecia e Unione Europea discutono per trovare una soluzione alla crisi ellenica. Era il 2009 quando la Grecia annunciò un deficit di bilancio che ammontava al 12,9% del PIL: più di 4 volte il limite imposto dalla UE (3%). Inevitabilmente, all’annuncio di Atene le agenzie di rating Fitch, Moody’s e Standard & Poor reagirono in un modo solo: tagliando il rating sovrano a lungo termine della Grecia. Il rating fu abbassato di tre scalini e portato da “B”  (adeguata capacità di rimborso, che però potrebbe peggiorare) a “CCC” (investimento ad alto rischio). Tale mossa spaventò gli investitori e fece lievitare il costo dei prestiti futuri, così per la Grecia è stato sempre più difficile recuperare i fondi per rimborsare i suoi titoli di Stato.

Nel 2010 per abbassare il Pil al 3%, la Grecia iniziò un periodo di austerità, ma dopo solo quattro mesi il governo si accorse che non ce l’avrebbe fatta ad assolvere i suoi impegni e che il Paese sarebbe andato comunque in default. Allora UE e FMI (Fondo Monetario Internazionale) accordarono ad Atee 240 miliardi di euro in fondi di emergenza, ma in cambio chiesero altre misure di austerità.

La Grecia con questi fondi riuscì a pagare solo gli interessi sul proprio debito e a mantenere le banche capitalizzate. Purtroppo, però, le misure di austerità avevano inferto un brutto colpo all’economia greca. La disoccupazione salì del 25% e le entrate fiscali furono ridotte all’osso: il debito non poteva essere pagato, per le strade scoppiò la rivolta e l’intero sistema politico greco entrò in una crisi abissale.

 

Grexit, conseguenze sull’Eurozona

Negli anni successivi la Grecia ottenne altri prestiti e sottoscrisse diversi piani di salvataggio. Nel 2011 EFSF, European Financial Stability Facility, aggiunse altri 190 miliardi di euro al piano di salvataggio. Nel 2012 però il rapporto debito-PIL della Grecia era salito al 175 per cento, e fu allora che si comincio a parlare di Grexit.

Ma una uscita della Grecia dalla UE non era auspicabile per nessuno perché avrebbe portato a un indebolimento generale di tutta l’Eurozona. Che fare allora?

Per evitare la Grexit, la Grecia continua a chiedere alla UE un taglio del debito. Un’ipotesi questa che non trova l’accordo dei tedeschi, i quali temono l’esportazione del “modello greco” negli altri Paesi indebitati con la UE, Italia compresa.  Ed è questa paura a far diventare insistente e sospettosa la Germania che continua a chiedere al governo di Atene di procedere con le riforme finanziarie.

 

Grexit, chi la vuole?

Nelle ultime settimane l’incubo della Grexit si è riaffacciato. Christine Madeleine Odette Lagarde, managing director del FMI, prova una mediazione: chiede a diciannove Paesi dell’Eurozona di tagliare il debito del governo di Alexis Tsipras, e a quest’ultimo, di varare nuove misure di austerità da far entrare il vigore nel 2018. Tsipras risponde “picche” perché, fa sapere, non approverà un euro di sacrifici in più. Intanto Germania e Olanda non hanno nessuna intenzione di tagliare il debito greco e rinviano ogni decisione in proposito al 2018.

Ma non ci sono solo Olanda e Germania a mettere i bastoni tra le ruote alla Grecia. Ricordiamo, infatti, che gli Stati Uniti sono il maggiore azionista del Fondo Monetario Internazionale, e se fino a ieri Obama ha sempre sostenuto con forza la Grecia, la nuova amministrazione Trump che farà? Non momento non c’è una posizione americana sulla crisi ellenica. Per quanto ne sappiamo Donald Trump è intenzionato a perseguire un unico intento: America first. Perciò, molto verosimilmente, il nuovo presidente USA lascerà agli europei gli oneri di tutti i problemi del Vecchio continente, inclusa la crisi Greca.

A fine febbraio 2017 la Troika (l’insieme dei creditori ufficiali durante le negoziazioni con i paesi) costituita da rappresentanti della Commissione europea, della Banca centrale europea e del Fondo monetario internazionale, è tornata in Grecia e i negoziati sono ripresi. E’ stato discusso delle nuove riforme strutturali che il governo di Tsipras deve attuare per sbloccare i fondi del terzo salvataggio. Fondi che alla Grecia servono come il pane giacché entro luglio deve pagare 7 miliardi di euro di bond, quasi tutti della BCE.

L’accordo dovrebbe essere raggiunto entro fine marzo ma la situazione non è delle più rosee a causa della impopolarità delle misure che la Troika ha chiesto al governo di fare approvare.

Nel frattempo i depositi bancari ellenici sono scesi al livello più basso dal 2001: secondo i dati di gennaio le famiglie e le imprese hanno ritirato un totale di 1,534 miliardi di euro dai depositi bancari, portando così il livello totale dei depositi a 119,75 miliardi, il livello più basso dal 2001. E questo la dice lunga sul pessimismo dei greci stessi che, a quanto pare, non ripongono molta fiducia in questo ennesimo salvataggio.

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